Della passione e della locomozione.


” Amore, dovresti baciarmi con più trasporto!”

” Ok amore… va bene se ti bacio con un bus dell’Atm?!”

Pubblicato in Massime minime. | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

UltraV.


Il cantante degli UltraV mi sta stuprando.

In mezzo alla folla sento il suo fiato sul collo. Sento le sue mani veloci scorrere su di me. I suoi occhi bruciano mentre mi ansima all’orecchio parole che non riesco a capire. Riesco solo ad afferrarne un senso confuso. Prendimi. Prendilo.

Tu mi tenevi la testa. Lo ricordo ancora. Il tuo modo di fare l’amore era più legato a movimenti circolari come i cerchi che si creano in uno stagno dopo averci lanciato un sasso. Così era il tuo sesso dentro di me. Lanciato, gettato,  in attesa che si formassero delle onde. Onde che sussultavano. Onde che andavano per non tornare indietro. Onde.

Il cantante degli UltraV mi ficca due dita nell’anima e mi denuda.

Mi spoglia con lo sguardo, mastica la mia pelle sottile, mi entra nei muscoli con la sua energia. Mi sbatte contro il muro. Mi abbassa le resistenze, mi solleva le mani e mi afferra ai polsi. Urla. Urla. Urla. Ci saranno duecento persone almeno, ma lui vuole me. Lo sento tra le gambe. Vuole me e basta. Non la mora che si sbatte come una menade. Non la rossa che sballa sotto il bancone. Lui vuole me, che da lontano lo fisso mescendo col dito sul bordo del bicchiere i pensieri. Il sudore lo fa brillare come una stella. Lo immagino astro infuocato di galassie lontane. Questa stella che brucia.

Tu mi riempivi la testa di aria e mi stringevi alla gola. Mi uccidevi lentamente ma con lussuria. E niente era lasciato al caso. Non un gesto, non una stretta, non la tua lingua che tormentava il mio ombelico. Non le contrazioni del mio sesso, non la tua mano affamata, non Le tue dita nella mia bocca.

Il cantante degli UltraV scalcia e si dimena,crolla a terra come chi, in preda all’orgasmo, non controlla più le gambe. Lo puoi sentire rantolare affannato. Puoi capire che lui, dentro i pantaloni, ha goduto tanto da fare male.  E anche io. Il pubblico applaude. Le luci si spengono.

Mi incuneo fra la folla che esce. Nell’aria c’è il profumo dell’estate che muore, che odora come tutte le cose che finiscono. Ascolto i commenti di quelli che tornano a casa. Uno mi guarda. Forse vorrebbe farmi venire. Sorrido e ricambio. Lui si avvicina e in silenzio ci incamminiamo verso il buio.

Come se avessi un’insoddisfatta voglia in corpo.

 

 

Pubblicato in Robaccia che scrivo | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Veleno


Tutto quello che ho da dire adesso, resta qui.

Ho sulla punta delle dita il tuo odore dolce.  Il tuo sapore in bocca. Incantevole e amaro come il primo morso dato ad una mela avvelenata.

Io non respiro che te. Le tue distrazioni e insofferenze. La tua pelle che assaporo sotto la lingua e sa di neve. Le mie mani compiono traversate ultracontinentali sui tuoi fianchi.  Si aprono la strada sul tuo petto, fino a quel cuore che palpita, fino alla punta orgogliosa dei tuoi capezzoli infantili. Restano lì, ferme un istante. Il mio orecchio si tende al tuo respiro, ogni mia sinapsi sensoriale si tende per afferrare lo spasmo dei tuoi muscoli contratti. Ti mordo avidamente, con rabbia,  e sento sussultare il tuo sternocleidomastoideo ad ogni sanguinolenta fitta. Per un attimo come un animale ferito ti sento venire meno: solo allora, solo quando capisco che sei su quella sottile linea fra dolore e piacere, dischiudo i denti e ti guardo. Gli occhi chiusi dietro le palpebre. Il tuo labbro sottile ed esigente. Tutto diventa per me un alfabeto di segnali da interpretare. E tu, bianco. E tu, come odore di cenere.  Per un solo momento sei mio. Completamente. Distrattamente.  Le mie labbra vanno a cercare il tuo mento, la tua gola  che mi aspetta. Gioco con il lobo del tuo orecchio da ragazzino che profuma di uomo.  L’unica cosa che mi è concessa è vederti disarmato e nudo. Passare con lo sguardo sulle tue forme, scorrere sotto le dita la superficie di te che posso esplorare.  Il mio tatto impazzito si arrende al gusto e all’olfatto: io non posso capirti, posso solo sentirti addosso. Pelle contro pelle. Graffio su graffio voglio incidere la mappa delle mie passioni sulla tua carne, conoscerne le deviazioni, per non perdermi. Cos’ha la tua bocca che cento altre bocche non hanno?

Passa sulla mia schiena un brivido leggero, come una mano gelida, come una goccia di pioggia.

Ti sento respirare come un albero di notte. Tu hai negli occhi la tristezza della luna d’ottobre. Eppure non ti conosco. Nonostante le stagioni, i viaggi dentro te. Resti il mio più grande mistero.

Resti il respiro affannato, le dita da  succhiare, il labbro da mordere. Tu sei il movimento che mi inchioda. L’istante in cui mi perdo e contemporaneamente so quale direzione prendere.

Resti la pelle da leccare, il silenzio mentre adoro il tuo corpo di baci.

E mentre ti assaporo sai di buono.

Sai di veleno.

Pubblicato in Robaccia che scrivo | Lascia un commento

Il Lando innamorato.


Lando se ne stava seduto sul suo motorino a fissare il vuoto. Il termometro della farmacia in piazza segnava 38° netti e lui, più mezzo morto che mezzo vivo, ridotto il contagiri al massimo, respirava lentamente con movimenti impalpabili quasi fosse stato un coccodrillo che a pelo dell’acqua vede arrivare la preda.

Erano le 15.17 di un caldissimo pomeriggio d’agosto. Il paese semideserto sembrava fatto di cartapesta e lui, incurante dei moniti materni, aveva deciso di sfidarlo, il dio sole, e s’era messo nel punto esatto in cui uno straccio d’ombra faceva sembrare la canicola meno crudele. Non gli importava nulla. Dell’afa. Del caldo. Del sudore che gli componeva macchie di Rorschach sotto le ascelle. Lando aspettava immobile. Chi? Angela. Angela angelica. Angela La Bona. Angela con le tette così sode e dure che al solo pensarci sotto la maglietta ti veniva voglia di leccargliele come un gelato. Insomma, si. Lei. Angela. La stessa Angela che tre anni prima era solo un topolino con gli occhiali a cui Lando non prestava attenzione preso com’era a meditare su determinate curve cosmico stellari di Eve, Jessiche e Sarah. Ma poi (potenza delle sfere celesti) le iperboli astronomiche avevano colpito, come una stella cadente nella notte di San Lorenzo, anche il sorcio. E così da un giorno all’altro Lando s’era ritrovato come un cane che per prendere un altro osso fa cadere quello che ha in bocca. Sebbene il paese non fosse piccolo la quantità di femmine racchie era rilevante.  Lando le aveva distinte in categorie: racchiedachiesa ovvero quelle che passavano i pomeriggi nella sacrestia di Padre Gino, le racchie spaventapasseri  ovvero quello che pur brutte si agghindavano in modo da sembrare ancora più brutte, e le racchie irrecuperabili di cui non è necessario fare menzione.

Tutti questi gruppi avevano in comune l’odio profondo per quelle ragazze come Angela a cui il buon dio un giorno aveva deciso di fare crescere poppe e culo e non baffi e nei pelosi. In ogni caso Lando una racchia non l’avrebbe toccata nemmeno con un bastone. Certo c’era stata quella volta in cui, al campo parrocchiale dopo la battaglia di cocomero s’era trovato con la lingua nella bocca di Laura, reginetta delle racchie spaventapasseri, e ricordava ancora con un certo senso di ribrezzo la mano di lei che glielo frullava senza pietà e lo strizzava come se fosse un panno vileda. Ma comunque erano cose passate. L’immagine provocò in Lando un fremito che lo spinse a scuotere la testa in maniera leggera, come se una fastidiosa mosca gli si fosse posata sul naso.  Nei tempi a seguire Lando aveva visualizzato che nel futuro una donna di quel tipo proprio non ce la voleva e che, se proprio doveva farselo strizzare, avrebbe quantomeno dovuto scegliere una donna guardevole . una ca si putissi taliari vah.  E una di questa categoria era Angela.

Alle 15.35 la radio dal balcone del secondo piano si accese facendo partire l’inconfondibile canzone napoletana. Lando quella canzone l’aveva sentita tutti i giorni alla stessa ora. Ah si, perché forse non l’ho detto. Se non l’aveste capito Lando s’era messo in fissa di piantonare la casa di Angelica La Bona.  Un gesto romantico, direbbero i più sentimentali, se non fosse che Angelica La Bona a Lando non lo degnava di uno sguardo. Anzi, per dirla in francese, non lo cacava proprio. Per (!!!) beffarda legge di contrappasso infatti  quando aveva lasciato la vecchia pelle di sorcio per trasformarsi, Angelica aveva abbandonato anche i sospiri d’amore, i cuoricini sul diario e le scritte L+A= Love forever. Pure la scritta dalla panchina dei giardinetti aveva cancellato. Quella che aveva fatto con l’uniposca di nascosto. Fosse mai che un giorno l’onta di quelle parole avesse potuto nuocerle alla reputazione. Adesso Lando la sentiva muoversi nella stanza. Aprire e chiudere cassetti . La immaginava intenta a prepararsi, scegliere un vestito, sistemarsi i capelli. Le cose che fanno le donne quando vogliono far innamorare qualcuno.  Ah ecco, forse non ho detto nemmeno questo. Angela era innamorata. O almeno. Vagheggiava di unirsi carnalmente con Nando, barista dalla cresta irsuta e dall’attributo dalle  dimensioni mitologiche  e. come se non bastasse, cugino di Lando. Ma Nando aveva come unico interesse le tedesche. Una volta quando era in città ne aveva conosciute due: Kristel e Kristen. A dir suo le due teutoniche ragazze erano state piuttosto gentili  a spiegargli i dettagli della lingua ma Lando aveva più volte avuto l’impressione che questa parte del racconto fosse inventata di sana pianta. In ogni caso Nando schifava le tette locali e Angela  gli si strofinava addosso come una gatta in calore convinta che, prima o poi, anche le sue grazie nazionali avrebbero ricevuto apprezzamento.

Alle 15. 45 in punto la porta sbatte con violenza e dopo un rumore di passi giù dalle scale Angela La Bona, anzi solo Angela, perché lo avete capito già che è bona, esce dal portone.  Immediatamente i gradi per Lando passano da 38° a 50°. Salgono poi a 60° quando nota il vestito bianco con le bretelle di pizzo. 80° per l’assenza ( maliziosa) del reggiseno. E infine si arrestano sui 100° quando, con l’occhio arguto dell’osservatore, Lando nota la grande assente: la mutanda.  Il cervello di Lando è una pentola a pressione.  Davanti a lui Angela sta attraversando la piazza coperta solo da un sottile strato si stoffa bianca che ondeggia ai suoi movimenti . Gli sembra quasi di sentirlo l’odore dolciastro fra le gambe di lei, che forse non pensa che da una tale distanza, le sue nudità rivelino più di quanto voglia mostrare. Intanto dall’altra parte della strada Nando è arrivato a bordo della sua motocicletta e sta tirando su la saracinesca del bar. Lando non ne è sicuro ma la mano del cugino scivola un po’ più in basso del solito quando Angela si avvicina per baciarlo. Tutti e due entrano nel bar e per i successivi  27 minuti per Lando è l’agonia peggiore della vita. Altro che strazianti code in tangenziale. File alla posta. Il vero inferno è sapere che dentro al bar, con Nando e il suo enorme pene, c’è Angela la Bona, smaniosa ansimante e insoddisfatta, che offre procace la sua mercanzia a uno che vuole scoparsi solo le figlie di birra e wurstel. Quando Angela esce Lando si ricorda di respirare. Cerca, osserva, scruta. Un segno, un movimento che tradisca i sintomi della gioia postorgasmatica, ma non ne trova. Angela a passo svelto rientra nel portone e sparisce.

Pubblicato in Robaccia che scrivo | Lascia un commento

Se ve lo siete mai chiesto…


Non è mica l’amore che fa girare il mondo.Ma sono la caffeina, l’inchiostro e il caos.

Pubblicato in Massime minime. | Contrassegnato | Lascia un commento

Hello world!


Welcome to WordPress.com. After you read this, you should delete and write your own post, with a new title above. Or hit Add New on the left (of the admin dashboard) to start a fresh post.

Here are some suggestions for your first post.

  1. You can find new ideas for what to blog about by reading the Daily Post.
  2. Add PressThis to your browser. It creates a new blog post for you about any interesting  page you read on the web.
  3. Make some changes to this page, and then hit preview on the right. You can always preview any post or edit it before you share it to the world.
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento