Cos’è il pitch, a cosa ti serve e come puoi farlo al meglio.


Se avete seguito ieri la videochat di Luca de Biase e Gianluca Dettori  su SOLE24ORE avrete notato come a chiusura il saluto sia stato “Siamo nella settimana delle verità”.

Frase emblematica non solo perché riguarda il mondo delle startup, perché siamo in attesa di questo famigerato decreto Passera (in cui riponiamo le nostre speranze), ma anche perché in questi giorni di Settembre buona parte di noi è alle prese con esami universitari, test d’ammissione, primi giorni di scuola, e colloqui di lavoro. E’ come se dopo la fine dell’estate tutti fossimo immersi più di prima nel misurare, validare, confrontare e … sperare!

La mia attenzione in particolare è caduta su una parte molto interessante del discorso che credo possa essere allargata e riguardare non solo chi ha in mente un progetto imprenditoriale.  Avete mai sentito parlare di pitch?! Se il nome vi sembra quello di un piatto cinese siete fuori strada. E’ ripreso dal linguaggio sportivo del baseball e indica il lancio della palla.  E questi americani ci hanno visto giusto: un colpo ben assestato può portare in maniera più veloce alla conquista del punto. Per traslato il termine indica una breve presentazione dell’idea  che sta alla base di una startup. 

Ma andiamo con ordine: a cosa può servirti un pitch?

Mettiamo il caso tu ti stia preparando ad un colloquio di lavoro. Hai calcolato lo stress, l’ansia e le domande trabocchetto. Ma hai valutato l’importanza della tua presentazione? Ecco che il pitch viene in tuo soccorso! Chi  deve convincere un investitore della validità del suo progetto sa bene come ci si vende. Sfrutta alcune delle sue dritte

a) Tempo: crea pitch variabili. Da 30, 60, 120 secondi. Non è necessario che racconti dalla prima comunione alla tua stressante serata del weekend. Informazioni brevi, chiare e coincise.

b) Rem tene verba sequentur: non farti trovare impreparato. Come uno startupper conosce bene il suo progetto tu studia il tuo curriculum e se noti delle incongruenze cerca di avere una buona spiegazione per minimizzarle.

c)Lo sviluppo ideale del pitch: esponi il problema che pensi di poter risolvere con la tua idea. Sottolinea quali sono le tue peculiarità e come ti porrai nell’affrontarlo, Evidenzia se hai già affrontato il problema in passato e come ne sei uscito.  A me è capitato spesso che mi  venisse richiesto esplicitamente “Lei cosa farebbe se” e questo mi sembra uno schema facilmente adattabile.

d) Aggiornamento: il pitch dello startupper varia a seconda delle condizioni e della vita della sua idea (oltre che in base all’ascoltatore). Anche tu puoi modificare il tuo pitch facendo riferimento a progetti più freschi nei quali hai espresso le tue capacità.

Come si vede il pitch è molto utile anche per chi vuole proporre una nuova idea al suo capo, chiedere un finanziamento o gettare le basi di un progetto scolastico.

Ciò che inoltre è saltato fuori dall’evento a cui ho preso parte è che in Italia purtroppo manca la “cultura del fallimento“. Vuoi per orgoglio nazionalistico, vuoi per pigrizia o perché siamo impietosi: se un’idea in Italia fallisce tendiamo a considerarci stupidi o a additare tutto alla sfortuna. E’ giunto il momento di considerare le cadute come possibilità per vedere la situazione da diversa prospettiva (per quanto bassa e scomoda!). E’ indispensabile fare la muta, cambiare atteggiamento e pelle perdendo alcuni dei nostri italianissimi difettucci:  poco pragmatismo, troppa teoria (causa anche di un mediocre sistema universitario), scarsa abitudine alla progettualità.

Del resto, Darwin insegna, non sono stati gli esseri viventi più forti a conquistare il mondo ma solo chi ha saputo adattarsi alle nuove condizioni.

Ps. Se poi il pitch vi ha conquistato esercitatevi a migliorarlo usando questa applicazione della Harvard  Business School. E se vi siete persi la videochat su Startup e Innovazione potete trovare un buon riassunto fatto da Greta Milici proprio qui 

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3 risposte a Cos’è il pitch, a cosa ti serve e come puoi farlo al meglio.

  1. Giuseppe Vitale ha detto:

    A me viene in mente il pitch o, se volete, lo speech con cui J. F. Kennedy riuscì a vendere l’idea del primo uomo sulla luna. Fu un mago dello storytelling, con cui credo il pitch abbia molto a che fare. E perché lo storytelling funzioni deve essere impostato in termini di problem solving, come il grande Shakespeare sapeva. Non c’è problema senza storia, non c’è storia senza il suo pitch 😉

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