Come lavorare nei Social Media e fare la fame.


Se stai pensando che lavorare nei Social sia figo, faresti bene a leggere prima questo post.

“Certo- penserai- questa fa la social media manager e viene a sputare nel piatto in cui mangia!” Affatto. Proprio perché amo questo lavoro e ci credo moltissimo mi sembra giusto far notare chi lo prende in maniera poco seria o addirittura usa la parola social come esca di sfruttamento per giovani laureati e persone in cerca di occupazione.

Il primo input mi viene da Riccardo Scandellari  che pubblica questo tweet

In questa offerta di lavoro per Web Video editor, se date un occhio alle competenze richieste, vi rendete conto del divario enorme fra il da fare e il contratto offerto (STAGE). Ma non finisce qui… guardate attentamente l’annuncio

Not paid.  Non “not iPad” o no benefits. No money, niente soldi. Ovvero: tutto AGGRATIS.  E questo dove? Non in una piccola realtà di provincia ma niente poco di meno che nella titolata ColoradoFilm di Abatantuono&Salvadores&Motti.

Altro annuncio che mi è sembrato davvero discutibile mi è giunto via mail da un amico.

Per la fantasmagorica cifra di 400€ lordi potrete aspirare a diventare tutor online dell’Università di Macerata Con le seguenti funzioni

Nel bando però si legge anche che oltre ai 400€ lordi potrete beneficiare anche di una quota variabile in relazione agli iscritti seguiti. Quindi vi ritrovate ad essere una specie di “call center fisso+ provvigioni”. Non ho idea di quanti siano i frequentanti di Macerata, ma credo che in ogni caso, per la tipologia di lavoro che bisognerebbe fare, la cifra proposta è davvero all’osso.

E’ anche vero che di questi tempi: poco lavoro è meglio di niente e fa comunque curriculum. Ma se potete, se non ne avete la necessità, se avete la possibilità di fare un minimo di selezione, vi invito a boicottare questi strozzini che, dietro la scusa del posto di lavoro, non fanno altro che offendere la dignità di chi ha passato anni a studiare e con lui offendono anche i sacrifici di migliaia di famiglie che credono ancora nell’istruzione come accesso al mondo del lavoro.

Nessuno di noi è immune alla gavetta gratis (che deve essere comunque formativa, altrimenti è meglio continuare a studiare!).Ma arriva un momento in cui fra la gavetta e l’abuso lo stacco è netto e definitivo. Io credo che siamo ancora in tempo, almeno nel nostro campo, per evitare che si crei questo mercato della morte.

Vi lascio con questo piccolo post di Digital Accademia su “Cose che devi sapere per lavorare nei Social Media.” C’è scritto “La retribuzione non è glamour”. Io aggiungerei: lo sfruttamento non è consentito. 

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12 risposte a Come lavorare nei Social Media e fare la fame.

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  2. Riccardo Esposito ha detto:

    La storia è sempre uguale: devi lavorare come un asino, devi cambiare le sorti di un’azienda, devi essere “skillato”, devi essere propositivo, devi avere tutte le carte in regola… ma non devi chiedere niente.

    Ritorniamo all’età della pietra a ragionare con le clave, io sono pronto!

  3. girardihr ha detto:

    Purtroppo tutti i lavori “nuovi” o comunque in qualche modo “creativi” sono considerati quasi un gioco. Difficilmente si rendono conto dell’impegno, lo studio e il lavoro che sta dietro a due righe, lo schizzo x un logo, la parola giusta nel modo giusto. Anche nel mio hanno il coragggio di dirmi “ma hai solo parlato 30 minuti con la rete commerciale” , senza riconoscere che le vendite funzionano perchè in quei 30 minuti li ho cambiati. Io esco altissimo con i prezzi, al limite tratto. Accettare un lavoro gratis significa demolire il mercato dei seri professionisti. Si lavora gratis solo in casi eccezzionali.

    • Beluar ha detto:

      Considerando l’anzianità dell’imprenditoria media, ancora totalmente avulsa dal concetto di Era Industriale e sempre in attesa di un maghetto che, con un “abbracadabra”, faccia tornare tutto come prima (cosa totalmente impossibile, ti basti pensare al fatto stesso delle materie prime non rigenerabili), sti qua pensano che questa tipologia di lavori, siano una minchiata. Come pretendono di solleticare gli interessi di generazioni ormai stanche di tutto, questo è tutto da vedere, ma si sa, solo loro han voglia di lavorare. Gli altri son sempre stanchi e han sempre “studiato per non faticare” (il che è vero, ma solo in parte).

  4. Beluar ha detto:

    Farà pure curriculum, ma dammi retta, se presenti un papiro, al posto di un C.V., ti scartano. Se hai competenze troppo dispersive e che riflettono troppo poco, degli incarichi di responsabilità e problem-solving “serio” (non cretinatine, stile cambiare la carta igienica quando finisce ecc.), la storia “Eh, ma così dimostri di aver buona volontà” è una minchiata. Al giorno d’oggi uno deve costituire una risorsa, non dimostrare di saper lavorare. Ergo, il tutto-fa-brodo, non è più una regola applicabile.

  5. megliodiniente ha detto:

    Tra niente e 400 euro lordi (ai quali sottrarre eventuali spese di trasporto)e niente qual’è la differenza? Tra farsi il curriculum e farsi sfruttare ce ne passa di strada. Il lavoro va retribuito in maniera dignitosa, altrimenti diventa “volontariato” e lo stpiendio “un’offerta”.

  6. tomdevoti ha detto:

    “La gavetta dev’essere formativa, se no meglio studiare.” Meglio per i crediti? per il morale? per i contenuti? E come esperienza degli ambienti lavorativi ? come relazioni? Guarda, io concordo, ma vorrei chiexerti come ti sei formata questa opinione.Ciao.

    • Quando la gavetta è lo stages alla fotocopiatrice e dopo 2 settimane non fai niente che portare caffè e rispondere al citofono allora in quel caso molla tutto e torna sui libri. La mia opinione viene dall’ aver sentito troppe storie così.. e di esserci passata di persona. Purtroppo spesso questi stage erano proposti da università o centri di formazione.. ma in realtà servivano solo ad ingrassare le aziende !

  7. rettilineotribuna ha detto:

    Domanda provocatoria. Ma le Università, o meglio CERTE Università, insegnano ancora ai laureandi il concetto di gavetta oppure “gasano” i ragazzi facendoli uscire con la convinzione che una laurea o master nell’Università “giusta” valga molto di più di chi ha 20 anni di esperienza? Perchè nella mia vita lavorativa mi son trovato a scegliere per alcuni stages formativi (veri lavori, vera esperienza, vero stipendio) alcuni neo laureati, e sentirmi però dire nei colloqui “se non ho un monitor lcd come gli altri io non lavoro” oppure “Mi sono laureato all’università XY il lavoro non me lo faccio insegnare da uno di 50 anni che non è nemmeno laureato”.
    Comunque approvo al 100% il senso dell’articolo e sono anche io dell’idea che “se dopo 2 settimane non fai niente che portare caffè e rispondere al citofono allora in quel caso molla tutto e torna sui libri.”
    E’ difficile però parlare a livello di “medie” per quant riguarda le domande ed offerte. Ci sono tanti casi di sfruttamento come tanti altri di gavetta pagata bene ed altri male. Non bisogna cadere nell’errore di paragonare uno stipendio di un dipendente con quello di uno stagista a termine. Ma comunque, volendolo fare, se un dipendente percepisce 1100 netti, ci può purtroppo stare che uno stage venga pagato 400.
    Saluti

  8. Hybriddesign ha detto:

    Circa un mese fa ho fatto un colloquio in un’azienda per fare il tirocinio per un master e mi hanno chiesto se ero disponibile a convertire la mia “pagina” (in realtà semplice profilo Facebook) in una pagina pubblicitaria per la loro azienda… Faccio parte di questa triste realtà e condivido a pieno le tue considerazioni! Candiderei il tuo post al premio Pulitzer! 😉

  9. roberta ha detto:

    tristi verità purtroppo…

  10. Remarkable! Its genuinely amazing post, I have got much
    clear idea concerning from this article.

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