Startup e innovazione: la riscossa degli ultimi della classe.


Da piccolo chi eri? Un secchione? Il cocco della maestra? La bimba col grembiule sempre pulito e le treccine?  Chiunque tu sia stato sono sicura che ricorderai  il tuo compagno pestifero. Quello che non stava mai fermo, che era sempre impegnato nella costruzione di qualche piano (criminale?). Quello del “è intelligente ma non si impegna“. Penso ce ne sia uno in ogni classe, rara avis, che diventa in breve la disperazione delle maestre e la cotta segreta di ogni ragazzina.

Io ne ho conosciuti parecchi. Qualche anno fa lavoravo in una scuola ad un progetto di comunicazione e media ed in classe ne avevo uno. Riuscire ad incanalare le sue energie ad ogni incontro era una vera impresa: si distraeva facilmente durante le lezioni teoriche, si annoiava nello svolgimento delle attività di scrittura, non partecipava e veniva continuamente ripreso dai compagni per le difficoltà di lettura. Poi un giorno ho notato che durante la lezione aveva preso i pennarelli e  fatto un bellissimo disegno. “William, che ne dici di essere il grafico del nostro giornalino?”– gli ho proposto. Non ho mai fatto scelta più saggia. All’incontro successivo era emozionatissimo, svolgeva il suo lavoro con grande attenzione e professionalità ed in breve anche i compagni da un atteggiamento di derisione e sfiducia erano passati all’ammirazione.

Perché lo racconto? Perché stasera mentre leggevo di social media e startup, di idee innovative e di grandi cambiamenti, di cervelli in fuga e fegati in rovina, mi è balenato che, come nella scuola anche la nostra società non riesce a incanalare molte buone energie perché non le riconosce. E a volte le buone idee vengono cestinate prima del tempo solo perché provengono da chi non ce lo saremmo mai aspettato.

Non ricordo dove ho letto una cosa che diceva “Tutti siamo intelligenti. Ma se si chiede ad un pesce di scalare un albero probabilmente non ci riuscirà”. Ecco: ci vuole fortuna nel capire quali sono le nostre capacità e trovare un lavoro che le metta bene in luce.

Ciò significa che non necessariamente il primo della classe diventerà famoso, ricco e importante, anzi. Proprio chi non ha nulla da rischiare, da perdere, probabilmente avrà più fegato degli altri e coraggio di lanciarsi in nuove avventure. E per questo i tempi sono maturi.

Vi linko questo articolo  sul perché è il momento adatto per creare una startup. Non pensate di trovarci chissà quali riferimenti pratici a imprese miliardarie, ma semplicemente un buon consiglio a chi ha sotto sotto il desiderio di farlo.

Prendete le qualità che aveva il vostro compagnetto pestifero e fatele vostre: creatività, fantasia, costanza, energia, e nessunissimo senso del limite alle vostre possibilità.  Poi lanciatevi nell’impresa folle e straordinaria senza remore e senza freni. In una parola: provateci.

Credo alla fine che sia questo il segreto: pensare l’impensabile senza schemi mentali e concedersi il lusso di dare una chance a quel bambino che tutti consideravano “un vero disastro”.

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5 risposte a Startup e innovazione: la riscossa degli ultimi della classe.

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  2. Condivido pienamente, mi vengono in mente due compagni di classe di mio figlio, un maschio e una femmina veramente pestiferi, che resi protagonisti dalla maestra alla recita di fine anno, hanno dato spettacolo. Vedi il punto è proprio questo, non sempre questi bambini hanno la fortuna di essere capiti da un’insegnante illuminata.

    • @Matteo: il problema è proprio che questi ragazzi vengono “inibiti” dalla società in maniera rigida.. Questo crea anche degli adulti che hanno paura di esprimersi, e tendono poi negli anni a “stare nel loro orticello” a zappare. Io resto sempre un po’ perplessa di fronte a gente di questo tipo: abbastanza limitata e limitante in ciò che fa. Sono persone che non riescono ad apprezzare il potenziale della collaborazione, che è davvero la chiave di volta per un futuro migliore!

      • Io mi occupo, tra le altre cose, di corsi di formazione per cassintegrati, molti degli adulti di cui parli li ho incontrati in aula e quando vedono cosa può fare la rete per loro, rimangono incantati, ma nella maggior parte dei casi la componente orticello è troppo radicata e ha il sopravvento sulla novità. Oggi pomeriggio ho un nuovo gruppo, sono emozionato e preoccupato, come tutte le altre volte del resto e proverò anche stavolta ad aprire loro gli occhi.

  3. jacopobac ha detto:

    Reblogged this on Jacopo Bacchi Blog and commented:
    Ottimo articolo che spiega uno dei problemi della società di oggi.

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