#Guestpost n.1 – La difficile vita del fuorisede (ovvero come diventerai un copy senza saperlo!)


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Questo è un post che non puoi perdere! Cedo infatti un po’ del mio spazio ad una persona che seguo da diverso tempo sul web e che è ormai diventato quasi una presenza fissa fra le mie letture. Riccardo Esposito  è la mente ( anzi direi la penna!) che sta dietro MySocialWeb e, lungi da fare convenevoli, mi ha scritto un post prezioso su come sopravvivere negli anni di groviera dell’Università. Anche se siete fuori dal target vi invito alla lettura! Sono sicura che vi ci ritroverete!

A volte la nostalgia gioca brutti scherzi. Te ne stai tranquillo per i fatti tuoi, con gli occhi saldati sullo schermo del Mac per chiudere il lavoro, e all’improvviso ti torna in mente la tua vita universitaria. Anzi, la tua vita da studente fuorisede.  La mia avventura alla Sapienza di Roma è durata 5 anni, 5 lunghi anni passati in un’unica casa vicino alla Stazione Termini. Era un inferno, ma un inferno maledettamente divertente. Il secondo e il terzo anno sono stati gli anni clou, quelli del tutti i giorni una festa: non passava settimana che non arrivava qualche delegazione dai nostri paesi (tutti rigorosamente sotto Roma) per fare baldoria. 

Erano tempi spensierati, ti dovevi preoccupare solo del prossimo esame: il resto era un gioco, pura improvvisazione. La nostra casa era perfetta per le feste: facile da raggiungere, abbastanza decente per non disgustare le ragazze, abbastanza vecchia per non svilire lo spirito ruspante di una festa degna di tale nome. Eravamo ottimi musicisti, ma ai fornelli non eravamo degli assi… poco male, vicino casa avevamo ottimi supermercati per comprare la birra e un kebabbaro portentoso.

Nella mia mente riaffiora l’immagine di una tavola post-festa, esattamente come te la puoi immaginare: una distesa di piatti sporchi, bicchieri di plastica semivuoti e usati come portacenere, lattine di varia natura, vino paesano in vetro, vino Tavernello in tetrapak, fusto da 5 litri di birra, una bottiglia d’acqua. Sì, c’era spazio anche per lei. E poi le sigarette spente nel cibo rimasto nei piatti di ceramica, davvero terribile.

Il giorno successivo era il momento di darsi alla fuga. Uno doveva fare l’esame, un altro doveva tornare a casa, un altro ancora lo trovavi sotto la tavola della cucina e capivi che non potevi chiedergli più di tanto. Alla fine dovevi pulirtela da solo la cucina, altrimenti non mangiavi.

A proposito di cibo! Durante gli anni universitari sono riuscito a minare la mia salute in mille modi differenti, ma il cibo è stato il colpo di grazia. Quando tornavo a casa dovevo fare delle cure ricostituenti per rimettere in ordine un organismo basato solo su kebab, pizze precotte, mensa universitaria e inviti a cena di altri studenti fuorisede, altrettanto scarsi ai fornelli e/o desiderosi di farti assaggiare le specialità regionali.

  1. E quando ceni con un calabrese fiero della sua ‘nduja sai dove inizi ma non sai dove finisci. Però c’era una gran voglia di stare insieme, di adattarsi, di accettare l’altro per vivere bene e per vivere meglio. A volte c’erano delle frizioni, ma con una bella festa tutto si risolveva: garantito! Questi 5 anni di vita da fuorisede sono stati una gran scuola di vita, una parentesi rocambolesca della mia esistenza. Ecco quello che ho imparato diviso in 20 punti:
  1. ·Limita il numero di camicie nel tuo guardaroba e saluta per sempre il ferro da stiro;
  2. ·Mangia massimo 4 kebab a settimana. Ho detto massimo…
  3. ·Cerca il supermercato più economico, chiama a raccolta i tuoi amici e compra tutto quello che puoi comprare;
  4. ·Sfrutta la mensa universitaria (in linea di massima si mangia bene);
  5. ·Prima di accettare un invito a cena chiedi delucidazioni sul menu;
  6. ·Una festa si dice riuscita solo quando c’è un piatto di carbonara che cade a terra;
  7. ·Tieni sempre da parte 2 euro per pagarti un cappuccino e cornetto;
  8. ·I piatti dello studente fuorisede: pasta e tonno, pasta aglio e olio, pasta al pesto, pasta al sugo, frittata;
  9. ·Diffida dagli amici che si offrono di tagliarti i capelli;
  10. ·Dopo 3 giorni gli ospiti puzzano (nel vero senso della parola);
  11. ·Gli ospiti devono preparare il caffè, altrimenti sono poco graditi;
  12. ·Chi cucina non fa i piatti;
  13. ·Chi scende a prendere le sigarette ha diritto a una sigaretta omaggio;
  14. ·Dopo 3 giorni di piatti non lavati usa una molotov per bonificare la cucina;
  15. ·Proverbio macedone: dalle macchie di vino sulla maglietta si capisce se la festa di ieri sera è andata bene o male;
  16. ·Evita le battaglie per lo spazio nel frigorifero, finiscono sempre male;
  17. ·Segna un tetto massimo per gli ospiti;
  18. ·Preparati a veder naufragare l’ennesimo turno di pulizie;
  19. ·I pacchi che ti mandano da casa valgono oro.
  20. ·Rispetta le persone che condividono gli spazi con te.
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Una risposta a #Guestpost n.1 – La difficile vita del fuorisede (ovvero come diventerai un copy senza saperlo!)

  1. Divertentissimo! Proprio bel Post!
    Io non ho vissuto da studentessa fuorisede e questo un pò, ma un pochino, mi è sempre dispiaciuto e mi è rimasto qui…quindi ad un certo punto sono andata in Germania a vivere con 7 studenti tedeschi, per recuperare 😀
    Le feste che riparano vecchie frizioni? E’ verissimo. La pasta con il tonno sopra è piatto da studente? Pure..anzi a malapena la scatoletta del tonno viene aperta

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