L’uomo delle maschere (ovvero quando incontri il Destino)


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Alcuni anni fa, in uno dei miei primi soggiorni milanesi (senza sapere che a Milano, ci sarei finita per puro caso in futuro!) mi è capitata una situazione strana. Credo di aver incontrato il Destino. Si esatto. Il Fato, o come lo chiamate voi. Nel corso degli anni che sono venuti, gli eventi hanno fatto maturare in me quella certezza e ho spesso riflettuto su quei 20 minuti in cui ho parlato con questo stravagante personaggio. Oggi sono passati quasi tre anni da quell’incontro casuale e molte delle cose che mi sono state dette sono diventate realtà. Volete sapere cosa? Non vi resta che leggere!

Capita che stai su un treno abbastanza scazzata per i fatti tuoi a pensare che mentre tu sei su una seconda classe alquanto discutibile il resto del mondo a poche centinaia di metri da te corre, si muove e si agita. Capita che per non avere le palle rotte hai messo borsone e valigia in modo da occupare tutto lo spazio e i posti a sedere che hai attorno. Hai creato un’avamposto avanzato con barricata e ti si legge in faccia chiaro e tondo la frase ” NON ROMPETEMI I COGLIONI”.

Ma le ferrovie dello stato e tu non avete mai avuto un buon rapporto e così, a tre minuti dalla partenza una voce al tuo orecchio sinistro dice 
-scusi è libero?
– eh mi spiace.. c’è la valigia…[falso. In realtà non ti dispiace affatto …]
– Non importa.. si figuri! Tanto qui di fianco c’è anche la mia! [come se avere la valigia desse il diritto di sedersi di fianco a te!]

Detto fatto. In meno di tre secondi il tuo nuovo coinquilino si è impossessato del posto vicino al corridoio e tu preghi buddha che non sia un logorroico maniaco seriale.
Il tipo afferra il cellulare e lo senti che fa una telefonata in inglese.Non capisci se è italiano o straniero ma afferri il senso delle sue parole. Dopo una breve interruzione il tizio fa una seconda telefonata del quale tu afferri che sta parlando con un certo Maestro S. [e pensi che sia un qualche santone…]. Ma poi fa accenni al teatro, a manifestazioni, a londra e a Catania.. ed è come l’acqua nel deserto.
Quando chiude il telefono si gira e ti dice
– ma questo treno porta a Torino?
– Sì…
-Ah no è che avevo visto male nell’altro binario…
– è che siamo in ritardo.. porta sempre ritardo questo treno. Anche domenica scorsa.
-Ah…

Attimo di silenzio e tu decidi che è il momento di stringere un sodalizio spirituale con questo onesto et placido viaggiatore solo perchè illum ha nominato CATANIA, e siete entrambi in uno squallido scomparto trenitalia. 
Insomma un pò di solidarietà fra terroni ci vuole in questa fredda città del nord.

E così cominciate a parlare. Lui più in inglese che in italiano e ti racconta che fino a ieri stava a Birmingham, che è un esperto di commedia dell’arte italiana e lavora presso i college e le istituzioni inglesi, che viaggia in continuazione, che ha un figlio che suona il violino e il pianoforte e ora vorrebbe la batteria, che ha una ex moglie inglese sanguisuga, che in realtà lui è di piazza Armerina, che non sta mai per più di un quadrimestre in ogni college, che sale ogni 2 settimane a vedere i suoi ragazzi, che non sa usare il pc ma prepara le sue lezioni sui fogli volanti e che suo figlio di dieci anni gli ha spiegato il power point. 
Tu gli racconti di te, della laurea, della musica della danza e del teatro. Delle innumerevoli fregature che la vita ti ha di recente ammollato, del piccolo paese dove vivi, della voglia di trovare una sistemazione ma ” c’è crisi” e lo dicono tutti appena apri qualsiasi porta [quantoprima anche al bar quando chiedi il cappuccino ti diranno ” Lo vuole con o senza crisi?!Perchè ci sono rimasti solo con la crisi”].
Lui sorride e parla della sterlina che si abbassa, ti racconta la storia di shakespeare che forse era messinese e a quel punto scoppi a ridere pure tu pensando che Shakespeare era buddacio. Poi parlate del futuro fumoso e incerto lui consiglia di fare le valige e andare a vivere lontano dall’Italia, fuori. Suonare a Covent Garden dove 150 sterline a sera se sei bravo le tiri su e di giorno puoi fare quello che ti piace e prendere contatti oppure cercare agganci con le università e i college che là più idee strane hai e più ti preferiscono e ti racconta di un tizio che ha campionato dei suoni nelle grotte. E parlate di computer e delle potenzialità che hanno nel fare musica o qualsiasi altra cosa come riprodurre esattamente in un ologramma una maschera di quelle che lui porta nella valigia di metallo [a metà fra quella di un serial killer e quella di uno 007] per poter realizzare la prima commedia dell’arte tridimensionale campionando la sua voce e i suoi movimenti con una speciale tuta con tanti sensori cinetici. 

Da come parla ti ricorda una persona a cui vuoi bene, una di quelle che ti ha dato da bere in una coppa da ragazzina il dolce miele delle cose che si amano. E tu sorridi di questa somiglianza assurda, fra una persona che sai che sta a Giarre e domattina andrà a scuola a insegnare storia dell’arte e una persona che viene da Birmingham e sta su un treno disperso in una regione desolata del nord e parla male uno strano slang angloitaliano.

Quando arriva il momento di scendere ti stringe la mano forte e ti augura “buona fortuna”.
E tu scendi dal treno con addosso la carica positiva di questa persona straordinaria che fa quello che ama nonostante le difficoltà e la lontananza dagli affetti.Nonostante il sapere di essere additato come uno ” strano” e poco normale.
Nonostante la sua unica compagna durante i lunghi viaggi sia sempre e solo una valigia di maschere.

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